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©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi

STARMAN

There’s a Starman waiting in the sky, he’d like to come and meet us, but he thinks he’d blow our minds…

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Questo è il momento di lasciare la capsula, se ne hai il coraggio, ma hai fatto un voto, prendi tutte le pillole proteiche e mettiti il casco, i motori sono accesi e inizia il conto alla rovescia e il controllo a terra, prega affinché l’amore di Dio sia con te.

 

Sono seduto su uno sgabello molto al di sopra di un mondo trascurato, e non c’è nulla che io possa fare, il pianeta Terra mi riflette un colore blu, ho superato le centomila miglia e mi sento molto tranquillo, sto fluttuando in un ambiente particolare e pure le stelle mi sembrano particolari, in questo momento. Spero che la mia astronave sappia dove andare, dite a mio figlio che mi manca tanto, ho sentito i rintocchi del Big ben, ma forse è una stranezza dello spazio. Quassù non piove mai, non c’è gente per strada, ho il terrore di sapere di che cosa si tratta, questo mondo, non sto urlando “fammi uscire”, ma domani voglio portarmi ancora più in alto, indossare le mie scarpe rosse e ballare il blues, ondeggiare con grazia, mentre il neon colora il mio bianco viso. Sono solo, non vedo alcuna folla in marcia verso questo spazio vuoto, niente paura questa notte, mi nasconderò al chiaro di luna, mi hanno detto che ci sono marinai a combattere quassù, ma è solo uno spettacolo bizzarro, non c’è vita su Marte.

 

Le luci sono basse e non capisco che ore sono, non ho notizie da Terra, il suono sembra sfumare, una voce lenta e un’onda in fase mi mandano uno spartito di rock ’n‘ roll senza anima, l’ho ascoltato come fosse una danza cosmica, gli uomini delle stelle vorrebbero poterci incontrare, non possono sprecare questa occasione, dicono che ne vale veramente la pena.

L’uomo delle stelle è una figura solitaria che vuole scendere a Terra per portare un messaggio di speranza. Ha osservato gli uomini distruggere il Pianeta e intende chiedere di retrocedere da questa bestialità, ma non può farlo per non impressionare troppo gli esseri terrestri e quindi ripone la fiducia nel futuro, nei giovani, loro possono sbagliare, lasciamoli usare il mondo e, soprattutto, lasciamoli ballare.

 

Ha visto orde di topi a milioni spostarsi da Londra a Ibiza, lungo la Rue Britannia, mentre lassù Mikey mouse è diventato una mucca, una cosa fuori da ogni limite, i loro pagliacci ridono, è un copione scritto a più mani che però ora deve essere scritto di nuovo, neppure il vento è selvaggio, solo una carezza ti può dare, lascia che soffi almeno nei cuori.

 

Ora si è seduto ma sorride come un rettile, a gesti mi fa capire di essere un estetista, ma poi vuole vendermi i suoi alimenti, ha tenuto da parte tutti i suoi capelli, che ha già perso per truccare la sua biancheria intima, vorrebbe essere amato, ma poi è così ingenuo da non poter guidare alcun modulo spaziale, morde i neon mentre dorme nella capsula, è scandaloso quando urla e strilla, mi sono voltato per affrontarlo, ma non l’ho mai intravisto, è un uomo diverso e non riesco a tracciarlo nel tempo, non è un uomo speciale ma un alieno con testa rasata e occhi sbarrati, sembra un gatto giapponese, ha una abbronzatura bianca come la neve, ma come un messia lebbroso si è risucchiato nella sua mente, forse sei troppo vecchio per lasciarti perdere ma troppo giovane per sceglierti, quando vivi troppo a lungo mangi solo pillole e perfino l’odore del caffè ti brucia gli occhi, dammi le tue mani, accenditi con me e non sarai più solo.

 

Sono faccia a faccia con l’uomo che ha venduto il mondo e, onde evitare uno shock che potrebbe causargli un infarto, decide di fingersi in un mondo parallelo che lo protegga dalla verità, la disgregazione della Terra. Nel profondo degli occhi brilla una luce, una specie di gioiello, è pervaso da un sentimento triste, il suo cuore è così ingannato e batte talmente in fretta solo per trovare nuovi orizzonti, pare disposto a vegliare sulla luna, perdere il divertimento e ogni brivido di vita, ma questo aut aut può salvare il mondo che sta crollando?

Possiamo dipingere un mattino d’oro, tracciare un percorso tra le stelle, guardatemi quassù, sono in pericolo, ho un dramma al mio interno che nessuno vuole rubare, sono tornato così in alto che mi gira il cervello, ho dimenticato a terra il mio contatto, e non è proprio da me, ho poco da perdere ma sto sfiorando il Paradiso, la testa mi fa male, è un magazzino pieno, non c’è più spazio libero, ho dovuto stipare tante cose lì dentro. In Paradiso c’è una gelateria posso prendere pillole, sintesi di frullati, non fa mai freddo e non piove, tutti mi guardano e mi salutano sorridendomi, mi sento un attore, ma abbiamo solo pochi anni per ricomprare il mondo.

🎧 STATO D’ASCOLTO  – L’eco del vuoto

 

Volume emotivo: minimo, cavernoso
Colore sonoro: nero siderale e perla opaca
Tipo di voce: riverberata, ritardata, in ascolto di sé
Tessitura emotiva: solitaria, metafisica, sospesa

 

 

✒️ NOTA D’AUTORE


Nel vuoto, la voce incontra solo se stessa.
Ogni parola torna indietro deformata, come se provenisse da un sogno già raccontato.
L’universo è una cassa di risonanza: tutto vibra, niente risponde.
È qui che nasce la nostalgia cosmica, quella che nessuna Terra può guarire.

©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi