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©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi

BANCAROTTA CON LA STAR (AL CLUB, UNA SERA...)

L’ho incontrata in un club della vecchia Las Vegas, dove lo champagne sa di Coca-cola. Mi sfiorato, mi ha chiesto di ballare. 

«Dimmi il tuo nome.» 

E con voce marrone scuro ha borbottato. Lady dark. 

Bè, non sono l’uomo più fisico del Pianeta, ma quando l’ho stretta, forse gli ho quasi rotto la spina dorsale.

Al lume di candela elettrica, abbiamo bevuto champagne e ballato tutta la notte. L’ho presa in braccio e l’ho fatta sedere sulle mie ginocchia. Beh, non sono l’uomo più appassionato del mondo, ma quando l’ho guardata, mi sono sgretolato.

Seguendo la logica, non è possibile incontrare un uomo che viene dal futuro, ma succede a volte che la logica si rompa.

A un certo punto, la logica si è rotta.  È apparso. Aveva un cappello e un orologio, sembrava familiare, parlava del futuro e raccontava di una fine.

Ero io. 

Ero io da una dimensione strappata via dal futuro.

Aveva slancio e voleva guadagnare terreno. Atteggiamento di gran moda. Ma la conversazione si è spenta lì. 

Un gran peccato.

Tornando a casa, il cielo accelera e le nuvole formano tutte una geometria a scalare. Qual è la differenza tra noi e l’uomo del futuro? 

Mi piace la sua teoria, ma non supererà nessun test, nessuna diagnosi previsionale. 

Cosa pensi? Che ci sia un sistema che controlla e influenza?

Alla finestra, guardo spesso fuori per riconoscere le stagioni, un mistero ogni volta che passano da queste parti.

Lei continua a desiderare, a cercare il giaguaro con la zampa tremante. La natura ci mette in competizione, si dimentica della paura. 

Non c’è motivo di mentire, sto guardando i pianeti allinearsi.

©2024 MA.G | Mauro Giacobazzi